Kamikaze politici

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Il vecchio detto “I panni sporchi si lavano in casa”, sembra dimenticato. Il comportamento di voler salvare le apparenze sempre, soprattutto quando è in gioco il prestigio nazionale, l’amore e l’orgoglio patriottico non ci appartiene più. Che il popolo italiano, abbia mai sentito il senso di appartenenza, il valore collettivo dell’unica bandiera, non è comunque per niente assodato.

Da quando Berlusconi è entrato in politica, il gioco dello sputtanamento è diventata un’attività non più ludica riservata alle servette. Non più oggetto di conversazione nei salotti borghesi. È diventato un gioco al massacro. Tutti contro tutti. Costi quel che costi, annichilire il nemico. Non avversario. Distruggendo anche le fondamenta dei propri interessi. Si potrebbero definire kamikaze politici. Gente che ritiene di essere trascinata dal vento divino. Si è passati da giochi sporchi, però coperti, a giochi sporchi alla luce del giorno. Alleanze tacite o formalizzate, collaborazioni di improbabile durata, che in poco tempo si sono sciolte creando maggiori difficoltà agli stessi alleati, lasciando il “nemico” con la stessa forza, se non addirittura rafforzato.

Dalla classe politica che governa o aspira a governare, ci si aspetterebbe una certa dose di etica, di morale e di senso dello stato.

Queste qualità sembrano bandite dal vocabolario dei nostri rappresentanti. Si dice che i politici siano l’espressione della società. Nel nostro caso non è più così. Lo dimostra il senso comune dei cittadini nei confronti della politica, in quanto esercitata da politicanti. La gente sembra percepire la classe dirigente come il grande male del paese. Non semplicemente inutile e incapace, ma straordinariamente dannosa.

Probabilmente è la ragione principale per cui ogni elezione, votano sempre meno. Non sia consolante che restiamo comunque tra i paesi con le più alte percentuali di affluenze alle urne. Le ragioni di questa continua diminuzione possono essere esattamente opposte a quelle che determinano basse affluenze nei paesi anglosassoni.

Quando è cominciato questo “nuovo modo di fare politica”? Chi l’ha cominciato? Chi ha fatto la prima mossa?

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