La campagna di Libia

Mentre Berlusconi si arrabatta per trovare una soluzione che gli consenta di eludere gli attacchi talvolta pretestuosi dei giudici e per trovarne una ancor più complicata che gli permetta rinviare il tonfo finale, -lui sa bene che il sistema Italia non può reggere all’infinito, almeno con le strategie che da più di vent’anni tutti i governi che si sono succeduti, hanno adottato, e lui stesso sta adottando-, lo “statista” Sarkozy, e l’amico Cameron, vanno in Libia con il proposito di cominciare ad incassare i frutti della guerra che hanno promosso e in qualche modo condotto con la complicità della NATO, contro un paese sovrano.

La guerra è tutt’altro che finita, anzi, probabilmente la guerra civile sta appena cominciando, però devono anticipare le mosse dei cinesi, prima che questi piazzino le tende.

Se questo dovesse accadere, addio sogni di gloria. Addio grandi meriti sul fronte interno che consentano loro di superare gli insuperabili problemi politici e sociali interni.

Sebbene Berlusconi abbia problemi di finanza pubblica e giudiziari, gli altri paesi europei non stanno meglio. Specialmente la Francia e

l’Inghilterra hanno, oltre ai problemi politici ed economici hanno il problema sociale. Gli scontri dei sobborghi di Parigi e quelli di Londra, apparentemente sedati, sono sempre pronti a riesplodere con maggiore intensità. Stavolta potrebbero avere un innesco in più, la destabilizzazione della Libia.

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