La RAI invoca leggi fasciste

In pochi mesi siamo passati da Berlusconi, -che i nostri giornalisti non si sono mai stancati di rappresentare come una caricatura sulla stampa nazionale e quella estera, nonostante fosse il nostro rappresentante legittimamente eletto-, al Capitan Schettino. Con la sua vigliaccheria, incapacità e improvvisazione, ha rinfrescato il concetto che generalmente gli stranieri hanno di noi.

Adesso arriva la RAI! Che in forza di un paio di Leggi Fasciste, pretende il pagamento del canone sul possesso di personal computer e smartphone.

Nel 1944, non solo non esistevano computer personali e neppure telefoni cellulari, ma neppure era immaginabile una loro futura esistenza.

Nel 1944 avevamo un Re in Italia, era della dinastia Savoia. Successivamente condannammo all’esilio (provvisoriamente) tutti i discendenti maschi di detta Casa Reale. La provvisorietà durò quasi sessant’anni.

Nel 1944 avevamo un capo del Governo di nome Benito Mussolini che fu meno fortunato del Re.
Il Sig. Benito Mussolini, fu assassinato e successivamente appeso nella Piazza Loreto di Milano, al pubblico ludibrio.

Avevano fatto un concordato con lo Stato Vaticano, che concedeva -e concede- una serie di privilegi ai rappresentanti del clero e alle loro proprietà.

Avevano anche promulgato un paio di Leggi – il Regio Decreto Legge 246/1938 e il Decreto Legislativo 458/1944 che imponevano e impongono il pagamento di un canone sul possesso di apparecchi capaci di ricevere segnali radio.

In effetti, in anni più recenti sono stati fatti alcuni aggiustamenti a detti Decreti Reali per quanto riguarda gli abbonamenti ordinari (quelli riferiti alle abitazioni private), per gli apparecchi in uso sul luogo di lavoro, compresi computer e smartphone, (questo è ridicolo),

RAI continua ad invocare leggi promulgate 70 anni fa, durante il fascismo.

Quei signori sono passati (non solo di moda), le loro leggi però restano attuali. Erano geni o profeti?

Ma che bel Paese! Questo sì è un Paese moderno e industrializzato. Che si tratti però della stessa modernità e industrializzazione del XVIII secolo?

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