Fabbricanti di illusioni

Noi, mi riferisco alla mia generazione, sotto certi aspetti siamo sfortunati. Abbiamo visto svanire tutte le certezze che in gioventù vedevamo costruirsi. Anno dopo anno ci abbiamo creduto, abbiamo lavorato, chi in fabbrica, chi in ufficio, altri, come me in pieno deserto o in mezzo all’oceano. Abbiamo costruito la nostra casa. A volte abbiamo rinunciato a una famiglia, altre volte ne abbiamo avute più d’una.

Poi, quando si avvicinava il momento del riposo, quell’età che i nostri vecchi cominciavano a riposarsi, contando in una pensione, seppur minima e insufficiente, però qualcosa di sicuro, noi abbiamo cominciato a vedersi allontanare quel momento. Le nostre speranzo hanno cominciato a sfumare, le nostre certezze a vacillare. Noi che siamo nati negli anni 50, oggi siamo troppo giovani per una pensione. Ma pure troppo vecchi per trovare un lavoro. Noi non siamo solo inutili, siamo un peso per la società.

Visto così siamo tutti possibili pazienti in coda negli studi degli psichiatri. Oppure i migliori aspiranti a un suicidio di massa. Perché’ no? Immaginiamo un’imminente fine del mondo! Con carestie e pestilenze e atroci sofferenze. Ci aiuta a prendere la decisione estrema! Dunque, un suicidio di massa programmato. Decidere il giorno, luogo e ora e pure come togliersi di mezzo. Vi sembra poco oggigiorno poter decidere qualcosa che riguarda la nostra vita?

E invece no. Noi cinquantini siamo testardi e sognatori. Noi al futuro ci crediamo e ci crediamo davvero. Più di quei giovani cresciuti sotto le gonne di mammà che il mondo l’hanno visto in televisione e credono quello sia il mondo. Noi siamo più tenaci di quei giovanotti che la vita la confondono col videogioco. Noi, se ci manca lo smartphone usiamo il walkie-talkie! Se non funziona l’mp3, tiriamo fuori dal cassetto il walkman.

Lo psichiatra lo incontriamo per una partita a biliardo. Lontano dal suo studio, all’altro capo della città. Noi lo sappiamo che uno psichiatra è un pazzo con la laurea!

Noi, che a scuola abbiamo cominciato a scrivere con pennino e inchiostro, tracciato aste e cerchi con la matita Fila e scarabocchiato coi pastelli Giotto, quando un computer occupava tutto il piano di un edificio però non lo sapevamo. Non solo abbiamo visto nascere la vita moderna, subendone il logorio che Ernesto Calindri combatteva col Cynar. Siamo stati protagonisti di un cambiamento epocale mai registrato prima nella storia conosciuta, noi. Abbiamo visto nascere e siamo stati artefici di tutte le diavolerie tecnologiche che oggigiorno sono i nostri collaboratori, amici, nemici, giochetti, status symbols.

Per mandare una lettera, la scrivevamo a penna, la mettevamo in una busta, un francobollo e via dentro una buca delle lettere. Poi aspettavamo giorni, settimane, a volte mesi per ricevere una risposta.

Però abbiamo imparato a usare e abusare di e-mail, smartphone, tv digitale, blue ray. Abbiamo pure imparato a comprare la vacanza in internet, a informarci coi quotidiani online, a documentarci con Wikipedia. Perché’ noi abbiamo inventato la comunicazione moderna.

Noi siamo quelli che l’attualità l’abbiamo costruita, quelli che i politici corrotti e incapaci li rappresentano bene, quelli che hanno chiuso gli occhi quando millantatori osceni gli rubavano il futuro.

Noi, che sui 60 ci siamo appena saliti o siamo in procinto di salirci, siamo gli ingenui ottimisti, utopisti e genialmente irresponsabili.

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